"Arbitri... Sempre tra le palle". Non è un'invettiva che arrivava dagli spalti di qualche campo di periferia, ma il titolo di un convegno svoltosi nei giorni scorsi nell'ambito dell'Agorà di Parma: connubio tra sport, educazione e fede sotto la bandiera del Csi nazionale. Per il Gruppo Arbitri di Cesena quello di venerdì 21 maggio è stato un giorno un po' speciale. All'interno dell'Agorà (durato tre giorni) era stato organizzato un incontro specifico per gli arbitri. Comunicazione, formazione, educazione e nuovi media erano il sale dell'incontro in cui il Gac di Cesena ha avuto un posto d'onore. Presenti in sala i vertici del Csi di Cesena (Luciano Morosi e Renato Quadrelli), una nutrita delegazione di arbitri da Cesena (tra cui il decano Angelo Macchini), il presidente del gruppo arbitri di Cesena Valerio Fabbri è stato invitato a descrivere come il Csi di Cesena da sempre prepara i suoi arbitri. Ma anche le nuove forze recentente messe in campo, con le tecnologie date da internet, per comunicare tra arbitri, con i giocatori e le società. Illuminante l'incipit del direttore dell'area formazione del Csi Nazionale Michele Marchetti, colui che aveva invitato il Gac di Cesena a presenziare all'incontro. Sociologo, con un breve esempio ha spigato alla sala perché gli arbitri su scala nazionale dovrebbero guardare Cesena con occhio pronto all'imitazione. Il Gac di Cesena, dalla sua nascita, si incontra per riunioni tecniche, ludiche e formative una volta alla settimana. Marchetti ha mostrato un bicchiere di plastica vuoto. Descivendolo come l'esempio di un arbitro formato. Il fuoco di un accendino rappresentava le difficoltà che i direttori di gara possono incontrare in campo. Ed un direttore di gara, sia pur ben formato, di fronte al fuoco delle difficoltà può essere pesantemente intaccato. Poi Marchetti ha riempito d'acqua lo stesso arbitro - bicchiere. Liquido che voleva rappresentare la formazione settimanale che si fa a Cesena e la comunicazione diventata costante, al Csi Cesenate, grazie alla rubrica "Cartellino azzurro" che viene pubblicata ogni 7 giorni sul comunicato ufficiale e sul sito internet del comitato. Lo stesso "fuoco delle difficoltà" non soltanto ha intaccato molto meno il bicchiere - arbitro. Ma il liquido al suo interno era ancora li a disposizione: per dissetare gli altri e potersi dissetare. "E' una formazione come questa che trasforma un arbitro da contenitore a contenuto. Che agli occhi di un giocatore trasforma l'arbitro della gara da uno dei tanti incontrati, a uno che ha proprio incontrato lui".
Valerio Fabbri, attuale presidente e coordinatore del gruppo arbitri calcio Csi Cesena, è entrato nei dettagli del come formare gli arbitri e contribuire al dialogo tra essi e le squadre. "Nel nostro gruppo siamo in 70, siamo nati 41 anni fa ed in questo lasso di tempo il Gac di Cesena ha dato molto al Csi cesenate. L'attuale presidente del comitato è un arbitro. Responsabili di area tecnica e formazione vengono dal gruppo arbitri, che forse continua ad essere così coeso anche perché da sempre elegge democraticamente al suo interno i propri vertici". In tanti comitati italiani gli arbitri si incontrano poco spesso.Rricevono le designazioni telefonicamente. "A Cesena settimanalmente ci incontriamo da sempre - ha spiegato Fabbri - Non c'è niente di forzato. Il giovedì sera è naturale incontrarsi in sede, parlare degli episodi accaduti durante la settimana sui campi, svolgere lezioni tecniche, distribuire le gare da arbitrare in futuro. Abbiamo anche incontri dedicati alla formazione ed altri all'attività ludica. I rapporti umani aiutano la crescita collettiva ed il confronto. La sintesi è che per me, e tanti di noi, sarebbe uno stravolgimento non incontrare più gli amici il giovedì sera alla riunione". Sul fronte tecnico Fabbri ha spiegato la nascita della rubrica Cartellino azzurro, a disposizione delle società settimanalmente sul sito internet www.csicesena.it. "Nel tempo ci siamo sempre accorti di come la figura dell'arbitro, dalla gente e dagli stessi protagonisti del gioco (giocatori e dirigenti) venisse vista con distacco. Altro elemento determinante è anche la costante verifica del fatto che spesso tra chi calca i terreni di gioco c'è una relativa conoscenza delle regole stesse del gioco. Così sul comunicato ufficiale e su internet, ogni settimana, è iniziata questa pagina gestita dal Gac. Non per "calare dall'alto" notizie, ma per raccogliere segnalazioni di arbitri, atleti e società su quanto accade sui campi, e trasformarle in cosa il regolamento dice di determinate situazioni di gioco. Il titolo, Cartellino azzurro, vuole significare la vicinanza al Centro Sportivo, in quella che è dal punto di vista calcistico una sua caratteristica unica: l'espulsione temporanea".
Tanti gli ospiti di prestigio invitati a parlare nel corso dei lavori.
Alessandro Rossi, Consigliere nazionale, presidente Csi di Perugia e responsabile commissione nazionale arbitri Csi, ha illustrato due novità presenti su internet. Un sito, progettato da un anno, per parlare di arbitri Csi. Il nuovo regolamento Csi di calcio che presto verrà inoltrato ai comitati di zona, per poi dettagliare la grande urgenza di sensibilizzare i giovani a diventare arbitri. Tramite la multimedialità è stato ideato un luogo nel web in cui i giovanissimi possono confrontarsi con quiz arbitrali e regole. Ottenere "semafori verdi" nelle risposte alle domande, da diritto a crediti formativi con cui presentarsi dalle scuole superiori ai comitati di zona, per diventare arbitri di calcio Csi.
Andrea Barbetti, membro del comitato tecnico scientifico delle scuole nazionali di formazione, ha spiegato come essere "tra le palle" deve essere motivo d'orgoglio per gli arbitri. Essere dentro il gioco come parte attiva, non in qualità d'invitati ma riconosciuti come autorità. Per spiegare questo delicato ruolo ha fatto proiettare in sala tanti spezzoni di cinematografia internazionale a tema, graditi ed illuminanti.
Ospite di levatura è stato Benito Montesi, responsabile nazionale arbitri e osservatori e coordinatore organizzatore tecnica Fipav. Una delle "menti pensanti" delle pallavolo italiana, ex giocatore ed ex arbitro anche del Csi. "Perché arbitro tra le palle? Esserlo - ha spiegato - è fondamentale anche nel rapporto tra padri e figli. Anche, a volte, andando in contrasto. Chi è diventato arbitro lo fa nella convinzione di portare qualcosa al proprio sport. Tutto lo sport vede l'arbitro come una persona "anormale" o come un "capro espiatorio". Noi non ci sentiamo così. L'arbitro migliore è chi si fa trovare preparato a prendere decisioni difficili. Come i genitori, che prendono posizioni dure ma per il bene della persona che stanno educando".